venerdì 30 settembre 2011

Settembre

E anche settembre è andato…
C’è una canzone di Guccini, una delle nostre preferite, dedicata ai dodici mesi. Quando si arriva a settembre si legge:

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età,
dopo l' estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità...
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità...

Curioso, ma sembra scritta per noi… A settembre, caro Vova, hai fatto il tuo ripensamento e contro ogni perplessità (le tue, le nostre, quelle dell’ispettrice e delle maestre) hai ripreso in mano la tua identità, hai voluto stare al gioco e ti sei dato una nuova possibilità. La stessa possibilità che ci diamo noi con te…
A settembre hai fatto una scelta. L’hai fatta in un giorno speciale, quello del compleanno della nonna Vica, e con quella scelta lasciamo alle spalle le prime cose fatte insieme: la prima notte nel lettone, il primo film di Walt Disney, il primo pianto, le prime parole in italiano, la prima doccia con il papà, il primo quaderno, il primo pigiama celeste, il primo capriccio, il primo vento freddo che ti ha arrossato le guance, il primo the caldo al bar per riscaldare cuore e mani, le prime corse a rincorrere foglie che volano, le prime castagne per terra, il primo “ti voglio bene” che ci hai detto…
C’è poi un’altra canzone che sempre a settembre è dedicata:

Ahi settembre mi dirai quanti amori porterai
le vendemmie che farò, ahi settembre tornerò.
Sono pronto e tocca a me, l'aria fresca soffierà
l'armatura non l'avrò, ahi settembre partirò.
Vova, partiamo?



giovedì 29 settembre 2011

Cadono le foglie

A Kovel è arrivato l'autunno. Sarà per il clima che comincia a farsi rigido, sarà perché ci giungono notizie da altre coppie amiche in Ucraina di difficoltà anche maggiori delle nostre, ma stasera accantoniamo per un attimo l'ironia e la voglia di sorridere e ci limitiamo a postare solo una foto che documenta il cambio il stagione. A domani.

E' arrivato l'autunno

mercoledì 28 settembre 2011

Pedagogia comparata, capitolo secondo

Siamo così giunti al tanto atteso e richiesto secondo capitolo di "pedagogia comparata", elaborato sulla base di nuove evidenze empiriche raccolte negli ultimi 10 giorni. Eccoci dunque alle conclusioni:
  1. Il bambino italiano separa rigorosamente gusti e cibo nel piatto, evitando qualsiasi principio di mescolamento. Il bambino ucraino gode a fare il pappone e ingurgita fino a tre pietanze diverse (carne, pane e contorno) che in bocca diventano una sorta di "bolo" che viene poi cacciato giù dal succo di frutta di turno (mirtillo, ananas o ciliegia). Conclusione: il bambino ucraino è per il meltin pot.
  2. Il papà di un bambino italiano, quando va al ristorante, sa che deve ordinare poca roba per se stesso, perchè gli toccherà finire quello che il figlio ha lasciato. Il papà di un bambino ucraino deve ordinare abbondante, perchè quando il figlio ha finito il suo pasto cerca fortuna in altri piatti... Conclusione: mantenere un bambino ucraino è più costoso che mantenerne uno italiano.
  3. Il bambino italiano è generalmente distratto e necessita di qualcuno (i genitori) che raccolga tutto ciò che ha lasciato in giro al bar (il berretto, un componente del robot, il quaderno, ecc.). Il bambino ucraino ha una memoria di ferro raccoglie tutto ciò qualcun altro (i genitori) ha lasciato in giro al bar (il portafoglio del papà, l'Ipod della mamma, il telefonino, ecc.). Conclusione: Vova è proprio il bambino di cui abbiamo bisogno.
  4. Il bambino italiano ha la fissa del tempo (quanto manca? quando arriviamo? quando finisce?) e stressa spesso i genitori. Per il bambino ucraino il fattore tempo non è un problema e potrebbe fare le stesse cose in eterno anche se i suoi genitori fanno le tacche al muro già da un mese. Conclusione: in Ucraina non passa, ma se non hai mai visto l'Italia te ne fai una ragione.
  5. Il bambino italiano attende istruzioni dai genitori sui vestiti che dovrà indossare. Il bambino ucraino pensa durante la notte come dovrà vestirsi il giorno dopo e smarona i genitori per mettersi sempre le scarpe da ginnastica bianche e i nuovi jeans (che nel frattempo non sono più nuovi). Conclusione: Il bambino italiano è remissivo, ma elegante; quello ucraino è orgoglioso e autonomo, ma nun se po' guardà...
Ci scusino i bambini ucraini che leggono il blog, ma il nostro campione - come sottolineato dalla collega Zanon - non è ancora molto rappresentativo.

martedì 27 settembre 2011

Art Attack

Non possiamo aspettare gli eventi e rimanere inermi qui a Kovel in attesa dell’udienza o delle prossime tappe. Le tre settimane che ci attendono prima del trasferimento a Kiev sono davvero troppe per starcene alla finestra, per cui abbiamo deciso di intensificare le attività, convinti del fatto che questo tempo per noi tre sia comunque prezioso e significativo anche per il futuro. Ci siamo così fatti prendere da un attacco d’arte e ci siamo attrezzati al meglio per dipingere, ritagliare, costruire e incollare. La nostra fantasia, saggiamente supportata dai consigli di alcuni condomini, ha prodotto nell’ordine: un calendario settimanale che viene aggiornato da Vova con tutte le attività quotidiane, un acquerello con le forme geometriche fondamentali, un aereo in compensato da montare e dipingere. Abbiamo poi costruito i mitici regoli che utilizzeremo domani. Per due intellettuali come noi (si fa per dire…) è stata – ed è tuttora – una bella sfida, ma tutto sommato ci siamo trovati a nostro agio con pennelli, forbici e tempere. A darci soddisfazione ci si mette anche Vova, che apprezza e partecipa con l’immancabile frase “Ya sam” (faccio io). Questa sera, prima di andare a dormire, ha scosso la testa perplesso commentando “poco qvaderno oggi…”. Delle due l’una: o abbiamo creato un mostro, oppure la perplessità deriva dal fatto che domani si aspetta una dose doppia di lettere e numeri.

Eccoci all'opera

lunedì 26 settembre 2011

Miracoli a Kovel

Ci giungono notizie di un gran caldo in Italia e di un’estate che non vuole ancora finire. Ebbene, tranquillizzatevi tutti, iniziate il cambio di stagione degli armadi e soprattutto preparate guanti, giacconi e scarponcini per la nevicata di domani. Eh si, perché qui a Kovel accadono cose incredibili ed è probabile che la perturbazione dei miracoli varchi nelle prossime ore le alpi. Ben tre gli avvenimenti soprannaturali accaduti oggi:
  • la siora dell’hotel che fa le pulizie ci ha lavato la roba e ce l’ha restituita asciutta e piegata (di solito ce la ritrovavamo sul letto bagnata e appallottolata);
  • al ristorante, in attesa della lentissima cameriera, abbiamo proposta a Vova di ingannare il tempo con un giochino di matematica sul quaderno in sostituzione dell’Ipod, ormai consumato. Al termine dell’esercizio – peraltro svolto senza gravi errori – gli abbiamo detto: “Bravo, adesso puoi giocare un po’ con l’Ipod” e lui ci ha risposto “Niet, ancora qvuaderno”;
  • lungo la nostra solita passeggiata pomeridiana abbiamo ficcato il naso dentro un edificio insolitamente nuovo e moderno che da tempo destava la nostra curiosità: nella desolazione più totale di Kovel abbiamo trovato un bowling autentico che abbiamo immediatamente sperimentato, con grande apprezzamento di Vova, il quale dopo le prime tre asfaltate al suolo ha capito che ad un certo punto la boccia bisogna mollarla.
Qui stanno accadendo cose stranissime. Certo, non c’è paragone con i fenomeni paranormali che accadono in Italia: anche qui sono tutti esterrefatti per la notizia del tunnel che unisce il CERN al Gran Sasso finanziato dalla Gelmini. A quando il preventivo per affrescare il muro del suono?

domenica 25 settembre 2011

Questione di feeling

Questione di feeling, cantavano ai bei tempi Mina e Riccardo Cocciante. E il feeling, si sa, in una coppia è fattore determinante. Fino a oggi noi credevamo di essere in piena sintonia su tutto: stessi gusti musicali, stesse idee politiche, stesse vicende universitarie, stesso passato scout (per uno dei due è anche presente…). Ricordiamo tuttora con nostalgia un lungo viaggio in macchina verso Milano, quando non si era ancora morosi, passato a scoprire le tante cose in comune, anche le più inimmaginabili (tipo la passione per “Agua” di Jarabe de Palo, una canzone che non conosce nemmeno il produttore del disco…). Ma questa vicenda ucraina sta mettendo a dura prova il nostro feeling, perché di fronte all’ardua prova della genitorialità ci stiamo scoprendo leggermente diversi, quasi alle antilopi (come dicono i nostri studenti…). E così, mentre Matteo sposa il metodo pedagogico del lassismo di lucignoliana memoria, ambientato nel paese dei balocchi e sostenuto dal motto “ma lascia fare…”, Paola non rinnega il suo credo pestalozziano, appreso per esperienza diretta sotto l’autorevole guida di Nonna Clara e ispirato al principio del  “tu intanto cazzialo, che non si sa mai”. Così, il giovane Vova cresce felice in modalità stereo, stringendo la mano destra a Don Camillo, la sinistra alla Peppona. Non ci pare affatto risentire di questo duplice approccio … anzi! Quando deve avanzare richieste sindacali di trasgressione si rivolge a papà e quando deve far vedere quanto è stato bravo … va a cercare la mamma. Lo sappiamo, ci svalangherete di rimproveri … “non si fa così”, “ dovete uniformarvi …”; ma al piccolo Vova siamo capitati  noi due… e ci pare che si stia abituando alla grande.

sabato 24 settembre 2011

Sorprese

Oggi è giornata di sorprese. La prima è giunta dalla hall dell’albergo, quando la “siora portinaia” ci ha consegnato un pacco proveniente dall’Italia. Avevamo commissionato a due nostri pusher discreti e affidabili (per non caricare di lavoro una persona sola) una partita di cartoni Disney e Pixar per implementare la nostra videoteca (davvero sguarnita, ma mai avremmo pensato di avere il moccioso con noi per due lunghi mesi…). Bene, il primo pusher ha già assolto il mandato (solo perché avvisato molto prima, non abbiamo dubbi sull’efficienza del secondo…), e ha corredato la preziosa chiavetta USB da 8 giga con un fantastico zainetto viola con ricamato un puffo (anzi, uno “smurfiko”) e il nome di Vova. Siamo riusciti a fotografare il regalo, ma purtroppo non siamo stati abbastanza pronti a immortalare la faccia di Vova quando ha aperto il pacco… uno spasso.
La seconda sorpresa (questa programmata) si è invece materializzata verso le 14 locali (le 13 in Italia), quando via skype ci siamo collegati con la casa del nonno Piero dov’era in programma il raduno dei cugini Cornacchia-De Grandis. Gran bel momento, anche se durato poco e seguito da una buona dose di saudade nel rivedere volti e sorrisi amici.
Chiudiamo con la doverosa appendice per i meno tecnologici e i meno poliglotti:
  • una chiavetta USB è una supposta di plastica che si infila nel computer e che contiene un sacco di film;
  • “saudade” è un termine portoghese e significa “nostalgia”. Si legge saudaji e forse l’avrete sentita a proposito dei giocatori di calcio brasiliani quando vengono in Italia.

E poi non ci venite a dire che ‘sto blog non è utile. Quante ve ne insegniamo?

Zainetto e chiavetta arrivati dall'Italia