Kiev. Finalmente. Dopo un lungo viaggio in treno durato 10 ore, stamattina alle 6 abbiamo rimesso piede nella capitale per l'inizio dell'ultima fase. Ci siamo spesso domandati come avrebbe reagito Vova all'impatto con una metropoli: in stazione, ad esempio, ha scoperto le scale mobili ed è stato un delirio. Dopo una dozzina di salite e discese consecutive siamo riusciti a convincerlo a venir via, ma che fatica...
Come anticipato ieri ci siamo ripiazzati nello stesso appartamento che avevamo affittato in agosto, all'inizio dell'avventura. Il cerchio, insomma, comincia a chiudersi per davvero. Gran comodità, finalmente: stanza da letto ampia e luminosa, cucina, ascensore, collegamento Internet, televisore satellitare; anche le ristrettezze di Lutsk iniziano ad essere un lontano ricordo. Per sfruttare appieno la possibilità di cucinare, papà Matteo ha imbastito la prima cenetta di famiglia: per garantire un passaggio graduale dai gusti ucraini a quelli italiani, è stato studiato un menù con tortellini (spacciati truffaldinamente per pilmini) smetana e prosciutto. Domani spaghetti alla carbonara e via andare.
Unica nota stonata della giornata è stato l'accidente che ci siamo presi al momento della legalizzazione della sentenza. A causa di una firma del giudice non depositata abbiamo rischiato di prolungare il nostro allegro soggiorno di altri 20 giorni. L'allarme è rientrato dopo tre ore di brividi freddi trascorsi nei corridoi del Ministero della Giustizia e ulteriori 4 anni di vita buttati nel cesso. Stiamo perdendo il conto...
Comunicazione di servizio: abbiamo ripreso ad aggiornare lo slideshow delle fotografie
venerdì 9 dicembre 2011
giovedì 8 dicembre 2011
Questo è il post n. 100. Tutto torna...
Siamo in treno, precisamente sulla linea Kovel-Kiev. E siamo in tre (anzi in quattro, perché con noi c’è anche Giorgio). Ce l’abbiamo fatta: in meno di due giorni siamo riusciti a farci proclamare genitori, raccogliere tutti i documenti, fare una serie interminabile di documenti e chiudere la prima parte della pratica. Domani mattina arriveremo nella capitale per completare le ultime cose: legalizzazione della sentenza, apostille, ritiro del passaporto, visti per l’espatrio. Ci vorranno ancora alcuni giorni, che dovremmo trascorrere nello stesso appartamento che ci ha ospitato all’inizio dell’avventura.
L’incontro di oggi, con Vova, è stato particolare. Lui era molto frastornato: non ha avuto il tempo di rendersi conto di quanto stava accadendo perché nel giro di pochissime ore lo hanno prelevato in classe, lo hanno rivestito, gli hanno preparato quel po’ di bagaglio con le cose che gli avevamo comprato nei mesi precedenti, e ce l’hanno portato in un affollatissimo ufficio del direttore (oltre a noi e Giorgio c’erano la segretaria, la dottoressa, la vice-direttrice Valentina, l’ispettrice Natasha). Speravamo in un incontro un po’ più soft e intimo, lo avevamo atteso da tanto. Le circostanze, invece, ci hanno un po’ violentato, ma bisognava correre… Comunque è bastata un’oretta: a poco poco Vova è tornato il bambino di tre settimane fa e come avvenne in quell’orami lontano 2 settembre, si è abbandonato di nuovo a noi. Per la seconda volta. Alle 13.18 di oggi nostro figlio ha varcato per l’ultima volta il cancello dell’istituto di Golodny, non prima di aver regalato il terzo orologio consecutivo (tamorticani…) all’amico di turno (stavolta Bogdan). Mentre lo accompagnavamo lungo il cortile avevamo i brividi: siamo entrati in questo luogo spauriti e disorientati in una calda giornata di agosto; ne usciamo molto più forti e coraggiosi, accompagnati dalla prima neve stagionale.
| Vova lascia l'istituto per l'ultima volta |
Il viaggio da Luboml a Lutsk è stato anche l’ultimo in compagnia del prode Viktor: molto più di un autista, con i suoi modi un po’ maldestri è diventato uno dei protagonisti di questa storia. Si dice che le nascite biologiche prevedano almeno tre fasi: una gestazione, un travaglio e poi un magico momento conclusivo in cui un’ostetrica grida: “spinga forte”!!! Nell’adozione le cose non sono poi tanto diverse: la nostra gestazione è durata due anni, il travaglio 4 mesi e, grazie a Viktor e alla sua BMW M3 del 1994, proprio oggi abbiamo spinto forte pure noi...
| Ogni nascita necessita di una spinta |
mercoledì 7 dicembre 2011
Il riscatto
Kovel, ore 21.58. Ebbene si, cari amici, siamo tornati alla "base", esattamente nella stessa stanza d'albergo (la mitica 22) che ci ha ospitato tanto a lungo. Siamo arrivati qui da poco, perché l'intera giornata, iniziata alle 7 di mattina, è stata impiegata fra Lutsk (città dove si è tenuto il processo di appello) e Gorokim (città dove sono registrati i dati anagrafici di Vova) a produrre i documenti che serviranno per l'espatrio e per la nuova vita in Italia del cucciolo di cosacco. A tal proposito, per la gioia di nonno Piero, annunciamo ufficialmente che da oggi Vova ha un nuovo cognome... Il gioco dell'oca - molto simile a quello già sperimentato a settembre per raccogliere la documentazione da presentare in tribunale - è stato estenuante, ma tutto sommato positivo perchè siamo riusciti a completare il percorso senza particolari intoppi. Per farcela abbiamo però dovuto sacrificare la visita in istituto, per cui Vova è stato informato dalle maestre dell'esito dell'udienza, ma di fatto non siamo ancora riusciti a vederci. L'incontro è previsto per domani mattina alle 11: saluti di rito ai compagni di classe e alle tate, poi l'addio ufficiale all'orfanotrofio, questa volta per sempre. Nel pomeriggio torneremo a Lutsk per completare la pratica del passaporto; alla sera, verso le 20, treno per Kiev e inizio dell'ultima fase, quella che dovrebbe condurci in Italia (non sappiamo esattamente quando, ma ci vorrà un po' di pazienza).
Fin qui la fredda cronaca della giornata di oggi. Vi dobbiamo però qualche dettaglio su quanto accaduto ieri, in udienza di appello. La seduta è durata parecchio, circa due ore e mezza (stavolta, per fortuna, senza il coinvolgimento del bambino). I tre giudici hanno riesaminato tutto dall'inizio, dando l'impressione di voler iniziare il procedimento ex novo. Il clima, tuttavia, è stato ben diverso rispetto al primo grado: abbiamo sempre avuto la sensazione di trovarci in un contesto razionale, ove il diritto è rispettato e applicato. L'inviata del procuratore (stavolta una ragazza piuttosto giovane) ha mantenuto la stessa linea del predecessore, ma è stata letteralmente demolita dal collegio giudicante quando le è stato chiesto di produrre prove effettive circa le (presunte) inadempienze dei servizi sociali. La sentenza finale è stata proclamata con soli 10 minuti di camera di consiglio: accoglimento della nostra istanza di appello, cancellazione immediata della sentenza di primo grado, accoglimento della nostra domanda di adozione. Insomma, un trionfo su tutta la linea. Fra gli artefici del successo vogliamo menzionare Giorgio, nostro referente e angelo custode, che ha fatto un lavoro mostruoso. Ottima anche la performance di suo figlio Alex, uno dei nostri avvocati: la sua arringa per smontare la sentenza di Luboml è stata davvero efficace. Ultimo - ve l'avevamo promesso - il principe del foro di Lutsk, arruolato solo il giorno prima ma presentatoci come il miglior legale della città. Quando abbiamo incontrato questo strano esemplare di sesantenne, nel suo studio, indossava una giacca rossa, cravatta rossa, pantaloni neri, anelloni d'oro alle dita e.... camperos di coccodrillo ai piedi!!! Ieri, in udienza, ha fatto pure meglio: giacca nera con disegni in rilievo tipo cachemire (avete presente le tende di Rossella O'Hara in "Via con vento"?), cravatta color oro tinta unita, nuova batteria di anelli alle dita e gli immancabili camperos di coccodrillo. Credevamo di aver visto tutto in Ucraina e di esserci affidati ormai a qualsiasi genere di personaggio... ma dovevamo fare ancora i conti con l'avvocato tamarrone. In aula ha aperto bocca in due sole circostanze, giusto per sbagliare i nostri nomi e dire cose scontatissime (tipo: "la coppia ha diritto di adottare perchè ha un certificato di indoneità...."); durante i cinque minuti di pausa, poi, si è appartato in fondo all'aula e ha iniziato una pittoresca respirazione yoga, con la fronte rivolta verso il muro e le gambe divaricate... Eppure qui ci assicurano che la sua eccentrica presenza è stata determinante (alchimie dei tribunali che non capiremo mai, anche se frequentiamo parecchi giudici e avvocati).
Ora si va a nanna a ricaricare le batterie perché, a proposito di Rossella O'Hara, domani è un altro giorno. Il primo giorno della nostra vita "a tre".
Fin qui la fredda cronaca della giornata di oggi. Vi dobbiamo però qualche dettaglio su quanto accaduto ieri, in udienza di appello. La seduta è durata parecchio, circa due ore e mezza (stavolta, per fortuna, senza il coinvolgimento del bambino). I tre giudici hanno riesaminato tutto dall'inizio, dando l'impressione di voler iniziare il procedimento ex novo. Il clima, tuttavia, è stato ben diverso rispetto al primo grado: abbiamo sempre avuto la sensazione di trovarci in un contesto razionale, ove il diritto è rispettato e applicato. L'inviata del procuratore (stavolta una ragazza piuttosto giovane) ha mantenuto la stessa linea del predecessore, ma è stata letteralmente demolita dal collegio giudicante quando le è stato chiesto di produrre prove effettive circa le (presunte) inadempienze dei servizi sociali. La sentenza finale è stata proclamata con soli 10 minuti di camera di consiglio: accoglimento della nostra istanza di appello, cancellazione immediata della sentenza di primo grado, accoglimento della nostra domanda di adozione. Insomma, un trionfo su tutta la linea. Fra gli artefici del successo vogliamo menzionare Giorgio, nostro referente e angelo custode, che ha fatto un lavoro mostruoso. Ottima anche la performance di suo figlio Alex, uno dei nostri avvocati: la sua arringa per smontare la sentenza di Luboml è stata davvero efficace. Ultimo - ve l'avevamo promesso - il principe del foro di Lutsk, arruolato solo il giorno prima ma presentatoci come il miglior legale della città. Quando abbiamo incontrato questo strano esemplare di sesantenne, nel suo studio, indossava una giacca rossa, cravatta rossa, pantaloni neri, anelloni d'oro alle dita e.... camperos di coccodrillo ai piedi!!! Ieri, in udienza, ha fatto pure meglio: giacca nera con disegni in rilievo tipo cachemire (avete presente le tende di Rossella O'Hara in "Via con vento"?), cravatta color oro tinta unita, nuova batteria di anelli alle dita e gli immancabili camperos di coccodrillo. Credevamo di aver visto tutto in Ucraina e di esserci affidati ormai a qualsiasi genere di personaggio... ma dovevamo fare ancora i conti con l'avvocato tamarrone. In aula ha aperto bocca in due sole circostanze, giusto per sbagliare i nostri nomi e dire cose scontatissime (tipo: "la coppia ha diritto di adottare perchè ha un certificato di indoneità...."); durante i cinque minuti di pausa, poi, si è appartato in fondo all'aula e ha iniziato una pittoresca respirazione yoga, con la fronte rivolta verso il muro e le gambe divaricate... Eppure qui ci assicurano che la sua eccentrica presenza è stata determinante (alchimie dei tribunali che non capiremo mai, anche se frequentiamo parecchi giudici e avvocati).
Ora si va a nanna a ricaricare le batterie perché, a proposito di Rossella O'Hara, domani è un altro giorno. Il primo giorno della nostra vita "a tre".
martedì 6 dicembre 2011
E' NOSTRO!!!
Solo due righe per dirvi che ABBIAMO VINTO! Abbiamo vinto noi con le nostre teste dure, voi con il coraggio che ci avete trasmesso e Vova che ci ha sempre creduto. Quando saremo meno stravolti dalla stanchezza e dalle emozioni cercheremo di farvi un resoconto degno di questa giornata.
p.s.: guai a quelli che non credono a San Nicolo'!!!!
lunedì 5 dicembre 2011
Nuova tappa, stesse sensazioni
Eccoci giunti ad una nuova tappa del viaggio. Stavolta siamo capitati a Lutsk, capoluogo della regione, dove ci attende l'udienza di appello. Eravamo già stati in questa città, di passaggio, in due circostanze: quando avevamo accompagnato Vova per una perizia medica e, la seconda volta, in occasione dell'incontro con la zia. Ci siamo sistemati in un albergo tipicamente sovietico, molto diverso da quello che ci ha ospitato a Kovel per tanto tempo. Speriamo davvero di non doverci fermare a lungo, perché non è il massimo.
Il lungo viaggio dall'Italia, naturalmente, non ha fatto mancare una buona dose di sorprese. Usciti dall'aeroporto di Kiev non abbiamo trovato il solito autista: dopo un'attesa di circa un'ora e una ventina di telefonate siamo riusciti a risolvere il disguido affidandoci allo spirito di Ayrton Senna incarnatosi in un taxista locale alla guida di una Renault Cangoo (scassata). Ve lo stiamo raccontando e dunque significa che siamo ancora vivi. La seconda sorpresa è stata il repentino cambiamento di programma: invece di trascorre la notte nella capitale (come ci era stato indicato) siamo stati subito catapultati in stazione per l'ormai consueta attesa di 4 ore prima di salire sul treno notturno che ci ha portato fin qui a Lutsk. Siamo arrivati stamattina alla 6.22 in perfetto orario scoprendo, nostro malgrado, che la stazione di Lutsk è in ristrutturazione ed è dunque priva di sala d'aspetto o stanze per i passeggeri (ci sono solo i binari...). Il particolare non è di poco conto, perché l'appuntamento con Giorgio era fissato alle 8 di mattina, proprio nella sala d'attesa della stazione. Abbiamo dovuto rimediare con una panchina umida sotto un lampione per poi cedere al freddo e trovare, quale unica via di salvezza, un internet point loschissimo miracolosamente aperto all'alba (il che lo rende ancor più losco). Non avremmo mai immaginato di dover rimpiangere i tacchini di Golodny, almeno c'era caldo.
Il pomeriggio lo abbiamo trascorso facendo conoscenza del nostro nuovo avvocato, appositamente individuato in loco per ragioni di opportunità. La descrizione del personaggio meriterebbe un post a parte, ma ci torneremo in seguito, quando saremo meno cotti di adesso. Novità sostanziali sull'udienza di domani non ce ne sono: forse ci stiamo abituando alla mentalità e al fatalismo ucraini, ma questa calma piatta, ormai, non ci scompensa più. Vi confessiamo che le tre settimane trascorse in Italia sembrano non aver interrotto nulla: è come se lo stato d'animo, le energie e il nostro umore siano esattamente gli stessi dell'8 novembre. I fantasmi riaffiorano e si fa una fatica boia a scacciarli.
Il lungo viaggio dall'Italia, naturalmente, non ha fatto mancare una buona dose di sorprese. Usciti dall'aeroporto di Kiev non abbiamo trovato il solito autista: dopo un'attesa di circa un'ora e una ventina di telefonate siamo riusciti a risolvere il disguido affidandoci allo spirito di Ayrton Senna incarnatosi in un taxista locale alla guida di una Renault Cangoo (scassata). Ve lo stiamo raccontando e dunque significa che siamo ancora vivi. La seconda sorpresa è stata il repentino cambiamento di programma: invece di trascorre la notte nella capitale (come ci era stato indicato) siamo stati subito catapultati in stazione per l'ormai consueta attesa di 4 ore prima di salire sul treno notturno che ci ha portato fin qui a Lutsk. Siamo arrivati stamattina alla 6.22 in perfetto orario scoprendo, nostro malgrado, che la stazione di Lutsk è in ristrutturazione ed è dunque priva di sala d'aspetto o stanze per i passeggeri (ci sono solo i binari...). Il particolare non è di poco conto, perché l'appuntamento con Giorgio era fissato alle 8 di mattina, proprio nella sala d'attesa della stazione. Abbiamo dovuto rimediare con una panchina umida sotto un lampione per poi cedere al freddo e trovare, quale unica via di salvezza, un internet point loschissimo miracolosamente aperto all'alba (il che lo rende ancor più losco). Non avremmo mai immaginato di dover rimpiangere i tacchini di Golodny, almeno c'era caldo.
Il pomeriggio lo abbiamo trascorso facendo conoscenza del nostro nuovo avvocato, appositamente individuato in loco per ragioni di opportunità. La descrizione del personaggio meriterebbe un post a parte, ma ci torneremo in seguito, quando saremo meno cotti di adesso. Novità sostanziali sull'udienza di domani non ce ne sono: forse ci stiamo abituando alla mentalità e al fatalismo ucraini, ma questa calma piatta, ormai, non ci scompensa più. Vi confessiamo che le tre settimane trascorse in Italia sembrano non aver interrotto nulla: è come se lo stato d'animo, le energie e il nostro umore siano esattamente gli stessi dell'8 novembre. I fantasmi riaffiorano e si fa una fatica boia a scacciarli.
domenica 4 dicembre 2011
Per ritornare
Domenica mattina. Fra meno di un'ora i nostri "compagni di viaggio" si presenteranno qui da noi per accompagnarci in aeroporto (sempre che l'aereo parta, vista la nebbia...). Ci siamo, dunque, o, meglio, ci risiamo. Di tutte le partenze vissute finora, tuttavia, questa è la più serena. Sarà perché la notizia dell'appello anticipato ha colto tutti di sorpresa e forse non abbiamo avuto il tempo per razionalizzare, ma stavolta ci sentiamo molto più tranquilli delle altre volte. Abbiamo trascorso una splendida vigilia, dedicandoci alle cose che siamo soliti fare il sabato pomeriggio. E che sono quelle che ci piacciono di più. Paola è salita fino a Falcade in compagnia di Alessandra per la presentazione di un meraviglioso libro del loro professore di filosofia, amico, compagno di montagna e di profondi pensieri. Matteo non ha saputo rinunciare alla partita degli avvocati con solita appendice al chiosco e cena di squadra. Bene ha fatto, visto lo storico gol di Erik (robe che non si vedevano da anni...).
In questi giorni di frenetici preparativi abbiamo ricevuto il solito e immancabile supporto di tutti. Due menzioni, tuttavia, sono dovute. La prima è per Michela, segugio da shopping di razza, che è riuscita a scovare (dove lo sa solo lei) il piatto con paesaggio di Sacile appositamente commissionatoci da Giorgio (?). La seconda menzione, invece, è per Betta, che a modo suo sa sorprenderci sempre con attenzioni che, proprio perché discrete, non necessitano di ulteriore pubblicità. Vogliamo solo farle sapere che ci ha toccato, così come ci hanno toccato tutti i vostri messaggi di "buona strada".
Siamo così giunti ai saluti: questo è l'ultimo post dall'Italia. E lo concludiamo con un citazione da una ballata di Rilke, che per noi ha un valore affettivo particolare, e che parla di un giovane cavaliere che parte per una grande avventura... A chi gli chiede "Perchè mai siete allora lì in sella e cavalcate per terre pestifere incontro ai cani infedeli?" Lui risponde sorridendo: "Per ritornare".
In questi giorni di frenetici preparativi abbiamo ricevuto il solito e immancabile supporto di tutti. Due menzioni, tuttavia, sono dovute. La prima è per Michela, segugio da shopping di razza, che è riuscita a scovare (dove lo sa solo lei) il piatto con paesaggio di Sacile appositamente commissionatoci da Giorgio (?). La seconda menzione, invece, è per Betta, che a modo suo sa sorprenderci sempre con attenzioni che, proprio perché discrete, non necessitano di ulteriore pubblicità. Vogliamo solo farle sapere che ci ha toccato, così come ci hanno toccato tutti i vostri messaggi di "buona strada".
Siamo così giunti ai saluti: questo è l'ultimo post dall'Italia. E lo concludiamo con un citazione da una ballata di Rilke, che per noi ha un valore affettivo particolare, e che parla di un giovane cavaliere che parte per una grande avventura... A chi gli chiede "Perchè mai siete allora lì in sella e cavalcate per terre pestifere incontro ai cani infedeli?" Lui risponde sorridendo: "Per ritornare".
giovedì 1 dicembre 2011
Telefonata con linguacce
Siamo riusciti finalmente a parlare con Vova... Dopo diversi tentativi andati a vuoto per i motivi più disparati, ieri sera ci siamo regalati 5 minuti di videochiamata con Skype, sempre grazie all'intercessione della maestra Tatiana che è tecnologicamente avanti e parla anche un po' di italiano. Il biondino lo abbiamo trovato piuttosto in forma, felice di vederci e di fare le linguacce davanti alla webcam (stuzzicato da qualcuno, s'intende...). Gli abbiamo detto che mancano pochi giorni al nostro arrivo: lui ha sorriso e ha fatto capire che ci aspetta. Ci siamo un po' sollevati con il morale e abbiamo una gran voglia di riabbracciarlo: le prime telefonate - senza Skype - non erano andate benissimo e ci sembrava sempre di sentirlo triste, distante, timido. Vedersi è tutta un'altra cosa e probabilmente anche per lui è stato rigenerante ritrovare i nostri volti.
Sul fronte udienza non ci sono ancora molte informazioni: ad esempio non sappiamo esattamente come si svolgerà la seduta, chi è stato convocato (soprattutto non sappiamo niente di Vova: dovrà venire anche lui o no?), se esiste il rischio di rinvii (è la cosa che temiamo più di tutte). Per ora siamo concentrati sulla logistica: fatti i biglietti, dobbiamo adesso sistemare le valige, comprare qualche regalo (l'autista Vitalj, la maestra Tatiana, Giorgio, il ragazzino Viktor, il direttore, il metronotte, il capostazione, la siora dell'albergo, gli smurfiki, Compay Secundo e Pago Pena...), iniziare il giro dei saluti, sistemare le ultime cose al lavoro. Il vortice è ripartito e noi ci siamo già dentro.
Sul fronte udienza non ci sono ancora molte informazioni: ad esempio non sappiamo esattamente come si svolgerà la seduta, chi è stato convocato (soprattutto non sappiamo niente di Vova: dovrà venire anche lui o no?), se esiste il rischio di rinvii (è la cosa che temiamo più di tutte). Per ora siamo concentrati sulla logistica: fatti i biglietti, dobbiamo adesso sistemare le valige, comprare qualche regalo (l'autista Vitalj, la maestra Tatiana, Giorgio, il ragazzino Viktor, il direttore, il metronotte, il capostazione, la siora dell'albergo, gli smurfiki, Compay Secundo e Pago Pena...), iniziare il giro dei saluti, sistemare le ultime cose al lavoro. Il vortice è ripartito e noi ci siamo già dentro.
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