lunedì 31 ottobre 2011

Piccoli cedimenti fisici

Dopo quasi tre mesi di strenua resistenza ... dobbiamo registrare il primo cedimento fisico di un elemento della squadra: Matteo è influenzato, cappottato a letto sotto l'effetto di abbondanti dosi di paracetamolo. Stamattina siamo riusciti comunque a fare la nostra visita quotidiana a Vova che come al solito ci ha accolto splendidamente. Dopo una settimana di vacanza per i bambini dell'Istituto è ricominciata la scuola e quindi il piccolo studente si è presentato con una specie di uniforme: pantaloni neri di fustagno, giacca verde, camicia viola abbottonata fino al colletto, mocassini marroni (dobbiamo ancora riprenderci dallo shock, ma a fin di bene si può anche mentire: "che elegante!!!"). Da un paio di giorni ci viene assegnata una specie di camera dei giochi, dove possiamo finalmente stare tranquilli e in intimità, al riparto dalla curiosità degli altri bambini (come al solito fa eccezione il solo Viktor, che non manca mai di passare a salutarci).
La giornata di oggi è stata segnata da due momenti che hanno risollevato il nostro morale: la lettura di un commovente post sul blog di Giorgia e Fabio, divenuti ormai fratelli di sventura, e una videochiamata speciale via Skype che ci ha fatto riabbracciare, sia pure idealmente, una persona che abbiamo tanto pensato in questi giorni difficili. Andiamo a dormire con una conferma: noi senza i nostri amici non andiamo da nessuna parte.

sabato 29 ottobre 2011

Strategie

Ci sono le vigilie delle udienze (ormai tre!), ma ci sono anche i giorni dopo... E il giorno dopo è sempre il momento della riflessione, che stavolta coinvolge un po' tutti quanti. Dai vostri commenti giungono proposte, suggerimenti, idee, che naturalmente accogliamo di buon grado, ma tutto va opportunamente vagliato. Stiamo definendo la strategia con i nostri referenti e i nostri avvocati in vista dell'8 novembre.
Ormai tutti partiamo dal presupposto che il giudice attuale è apertamente contrario all'adozione e, dunque, a Luboml non ci sono molte speranze di successo. Poco importano, a questo punto, le sue assurde motivazioni e le modalità di conduzione dell'udienza: non possiamo farci niente. La ricusazione del giudice - suggerita da qualcuno di voi - è una strada percorribile, non tanto per sperare in una sostituzione, ma per preparare il terreno in vista dell'eventuale (a questo punto probabile) appello. Piccola digressione tecnica: in Ucraina l'istanza di ricusazione viene presa in esame dallo stesso giudice per il quale si richiede la ricusazione (vi preghiamo di evitare i commenti...); è pertanto altamente improbabile, se non impossibile, ottenere la sostituzione del giudice. La domanda di ricusazione, tuttavia, rimarrebbe agli atti e acquisirebbe senso e importanza in sede di appello. Prima di adottare questa soluzione cercheremo altri contatti sui quali, per il momento, preferiamo non dire nulla. Fino all'8 è utile continuare a lavorare sottotraccia: casomai il clamore (tipo scatenare l'inferno con stampa, politica e quant'altro) lo prenderemo in considerazione a sentenza negativa avvenuta. Sappiamo che la "rete" del condominio è vasta e validissima: se sarà necessario, al momento opportuno, penseremo a far partire il domino, e da qualche parte arriveremo.
Vova, intanto, sta bene. Siamo andati a trovarlo di mattina e ci ha accolto ancora una volta calorosamente, orgoglioso di poter attraversare i corridoi dell'istituto stringendoci per mano. E' purtroppo difficile trovare un po' di intimità: ogni volta che ci muoviamo abbiamo uno dozzina di bambini che ci seguono festanti e speranzosi di ricevere una caramella o un biscotto (puntualmente accontentati). Abbiamo così affidato il servizio d'ordine ai nostri due corazzieri di fiducia (Viktor e Andiry) che da perfetti buttafuori si piazzano sulla porta dell'aula a noi assegnata e fanno filtro. Oggi, a dire la verità, sono stati poco professionali perché si sono intrufolati nella stanza con noi e prima hanno giocato a Uno con Vova e Matteo, poi si sono sparati in nostra compagnia "Toy Story 3". Che dire: in fondo se lo meritano anche loro...

venerdì 28 ottobre 2011

Dentro a un incubo

Se solo fossimo un po' più forti dovremmo avere il coraggio di non scrivere più nulla su questo blog, almeno per qualche tempo. Ma sentiamo che le forze cominciano a venir meno e il blog è ormai diventato una sorta di appuntamento terapeutico serale, perchè ci fa "svuotare" i nostri pensieri e ci regala ogni volta i vostri commenti. Ci attacchiamo a voi, insomma. C'è ormai poco da dire sull'incubo che stiamo vivendo: non avremmo mai voluto coinvolgere tante persone se solo avessimo avuto il sospetto di quanto ci sarebbe capitato. Ma ormai il danno è fatto e per quanto genuine siano state le nostre intenzioni, ora non possiamo più fare a meno di proseguire il racconto, anche se la piega che lo scritto sta prendendo non è felice.
Siamo giunti al terzo rinvio consecutivo, robe che qui in Ucraina non si sono mai viste per un'adozione. Tutti continuano a dirci che non era mai capitata una cosa simile, che le motivazioni del giudice sono assurde, che le sentenze per questo genere di cose sono spesso scontate e veloci. Sarà, ma a noi sta andando tutto storto.... Il prossimo appuntamento è fissato per l'8 novembre e al di là delle ragioni futili che hanno determinato questo ulteriore slittamento, è ormai chiara una cosa: abbiamo trovato un giudice esplicitamente ostile all'adozione (in generale...), che sta facendo tutto il possibile (forse anche di più) per metterci i bastoni fra le ruote. Parenti senza più diritti, per di più sprovvisti di documenti che attestino il loro effettivo legame con Vova, sono stati ascoltati e convocati come parti in causa. Sono state suggerite loro le procedure per ostacolare la nostra adozione, la segretaria del giudice ha aiutato la presunta nonna di Vova a scrivere una deposizione. Per contro, un'ora e mezza di lettura della documentazione presentata da noi, che raccoglie due anni e mezzo di fatiche, rincorse, carte bollate, apostille varie fra Italia e Ucraina, è stata messa quasi alla berlina, perché "i bambini ucraini non possono lasciare il paese con tanta facilità". Per due udienze consecutive Vova è stato tenuto "bloccato" in aula, per 6/7 ore complessive, senza che gli fosse rivolta una domanda o senza aver mai sentito le sue intenzioni. I servizi sociali di Lyuboml e il personale dell'Istituto sono stati accusati - sempre dal giudice - di aver agito con troppa sufficienza, e di aver dato per adottabile un bambino che potrebbe ancora avere un futuro in Ucraina (sotto la tutela di una presunta nonna che lo lascerebbe comunque in istituto).
Per come stanno andando le cose, qui si comincia a parlare di soluzioni che fino a non molto tempo fa parevano improbabili, fantascientifiche: ricusazione del giudice e appello in altra città. In ogni caso stiamo parlando di battaglia legale, lunga, faticosa e comunque senza certezza di esito positivo.
Abbiamo deciso di rimanere qui, fino all'8 novembre, consapevoli delle probabilità di una sentenza negativa (non siamo noi pessimisti, ce lo dicono i nostri legali...). Avremo ancora giorni a disposizione per andare a trovare Vova, per spiegargli ciò che sta avvenendo, per capire fino a che punto è lecito dargli speranze. Il senso di ingiustizia che stiamo provando è poca cosa in confronto alla travagliata storia di questo bambino, che non riesce a trovare pace nemmeno quando il destino sembrava offrirgli una possibilità. Noi non facciamo un passo indietro e daremo tutto fino a quando ci sarà un briciolo di speranza.

giovedì 27 ottobre 2011

Una certezza, pochissime illusioni.

Dopo la straordinaria accoglienza di ieri, anche oggi abbiamo trascorso più di due ore con Vova. Due ore che restituiscono senso ed entusiasmo a quanto stiamo facendo. Due ore che bastano a dire "ne vale la pena". Vedeste i suoi occhi quando arriviamo, il suo bisogno di stringerci e tenerci per mano, i "russamenti" continui, la sua felicità... sono le cose più importanti e preziose che stiamo regalando a questo bambino, e che lui sta regalando a noi. Non servirebbe aggiungere altro: l'essenza della nostra scelta di adozione è in questi momenti. Non possiamo però dimenticare che in piedi c'è anche una vicenda giudiziaria complessa, che sta divenendo sempre più difficile e ostica per ragioni a noi sconosciute. Ma tant'è... Dunque è bene essere pronti a tutto, ancora una volta, esattamente come alla vigilia dell'udienza del 18. Anche oggi, infatti, il clima attorno a noi è pesante: all'ora in cui scriviamo (per la precisione le 17.30 locali) manca ancora un documento che doveva essere rilasciato dal Dipartimento. Alcune informazioni raccolte dall'assistente sociale, inoltre, lasciano intendere nuovi colpi di scena per domani, ovviamente sfavorevoli alla causa. Nostro malgrado crediamo di essere ormai sufficientemente navigati per capire che aria tira. E siccome non tira una buona aria, è bene non illudere noi stessi nè gli abitanti del condominio, che tanto ci hanno sostenuto in questi due mesi e mezzo. Nel caos totale delle leggi, della burocrazia e, soprattutto, delle intenzioni umane, rimane una certezza. Che ha occhi caldissimi, anche se color ghiaccio

mercoledì 26 ottobre 2011

Aggrappati. In tutti i sensi.

Tensione alle stelle... lo dicevamo già ieri. Al nostro rientro in Ucraina tutto sembrava andare storto, dalle maestre di Vova che non si fanno trovare, al referente scomparso, al treno con gli scompartimenti sbagliati. Ma se c'è una cosa che abbiamo imparato - e bene - in questa nostra esperienza, è che a queste latitudini i problemi vanno affrontati con la dovuta pazienza e, soprattutto, uno alla volta. Altrimenti si sclera. E così abbiamo prima di tutto affrontato il viaggio in treno, capitando in uno scompartimento "fortunato": un solo passeggero oltre a noi, peraltro giovane e discreto, che non ha proferito parola per tutto il tragitto. Noi, stanchi e tesi, ci siamo addormentati subito dopo la partenza e ci siamo risvegliati praticamente a Kovel. Il secondo motivo di tensione - forse il principale - era legato al nuovo incontro con Vova. Negli ultimi tre giorni non eravamo mai riusciti a sentirlo e le uniche notizie raccolte dal nostro interprete riferivano della sua tristezza. Non siamo mai stati lontani tanto a lungo: come reagirà stavolta? Quale sarà il suo atteggiamento nei nostri confronti? Domande - ricorderete - che ci eravamo già posti dopo il brusco allontanamento del 18 ottobre. Ma oggi dovevamo fare i conti con ben 6 giorni di distacco, durante i quali non siamo riusciti, non per causa nostra, a mantenere la promessa di una telefonata al giorno.
Ogni tanto i disguidi burocratici e i capricci del giudice ci hanno tolto l'entusiasmo, facendoci addirittura dubitare sul prosieguo del percorso. Presi per sfinimento, si diceva ieri. Disarmati dalle lungaggini, dai rinvii, dal tempo che passa. Privati di ogni energia residua dalle incongruenze del sistema, dagli ostacoli, dalla regolarità degli imprevisti. Prosciugati nello spirito.
Il bambino che ci ha accolto oggi, in istituto, ci ha confermato in modo inequivocabile qual è la ragione per cui siamo qui e perchè si deve e si dovrà combattere fino alla fine, senza risparmio. Vova ci è corso incontro impazzito, ci è saltato al collo e ci ha stretto forte, forte, forte, come non aveva mai fatto da quando le nostre strade si sono incrociate. Non ha mollato la presa per diversi minuti, quasi impaurito che gli sfuggissimo ancora. Non ha fiatato, ha solo fatto ricorso a tutte le sue forze per stringere tutto ciò che gli capitava a tiro: un braccio, il collo, una gamba, la mamma tutta intera. E poi qualche lacrima è scappata. Non avevamo dubbi sulla forza di questo legame. Ora non abbiamo dubbi sulle energie che questo bambino è in grado di trasmetterci ad ogni nuovo incontro. Daremo tutto, piccolo cucciolo di cosacco. Tutto.

martedì 25 ottobre 2011

In viaggio, fra scali e pensieri

Postiamo velocemente dalla stazione di Kiev, dove ci troviamo per una sosta obbligata di 5 ore. La prima parte del viaggio, quella in aereo, è andata bene: ora ci attendono 12 ore di treno in uno scompartimento a 4 posti (quelli da due erano esauriti). Attendiamo dunque di conoscere i volti e soprattutto l'odore dei nostri compagni di viaggio. Il morale non è un gran che, lo ammettiamo. Anche oggi non siamo riusciti a sentire Vova (le maestre non rispondono) e non siamo così riusciti a dirgli che domani saremo da lui, come promesso. Poi giungono notizie poco confortanti dai nostri avvocati: pare che tribunale e Dipartimento ancora non riescano a parlarsi per l'invio di un nuovo documento, ritenuto essenziale per l'udienza di venerdì. I giorni passano e temiamo che in assenza di quanto richiesto, il giudice possa rinviare ancora, confermando una strategia che pare a questo punto molto chiara. Non vogliamo essere pessimisti a tutti i costi, ma qui ci stanno prendendo per sfinimento e le scottature già prese bruciano ancora. Un bel po'...

lunedì 24 ottobre 2011

Grazie a tutti: noi ripartiamo!

Dopo un giorno di pausa (il desiderio di incontrare, salutare, ringraziare, abbracciare tutti di persona ha avuto il sopravvento ...) riprendiamo il nostro racconto. Siamo felici di poter dare una buona notizia anche se non ci riguarda direttamente: Barbara e Moreno, due nostri amici con cui stiamo condividendo l'avventura ucraina avevano oggi l'udienza per l'adozione della loro Masha: tutto si è concluso rapidamente e positivamente in 20 minuti. Questa notizia ridà un pò di speranza anche a noi che domani ripartiamo. Le sensazioni in questa ennesima sera di vigilia sono molto particolari: un pò di tensione per il viaggio, una leggera malinconia nel lasciare di nuovo la nostra casa e la nostra vita, un vago malessere al pensiero di quello che potrebbe succedere venerdì in tribunale, ma su tutto questo domina il grande desiderio di rivedere il piccolo cosacco. Oggi ci hanno detto che in questi giorni non è andato a trovarlo a nessuno e che lui è un po' triste... Ci viene voglia di prendere a sprangate chi ci ha impedito di portarlo a casa finora e di usare il teletrasporto per raggiungerlo immediatamente. Invece arriveremo a Kiev domani verso le 16, prenderemo il treno per Kovel  alle 21 e raggiungeremo Vova in istituto solamente mercoledì nel primo pomeriggio. E lo terremo stretto stretto a noi fino a quando gli passa la tristezza.